
La misura comincia ad essere colma
Al giro di boa dei sei mesi senza che la formazione professionale abbia avuto in questa Regione il minimo cenno di esistenza – dicasi esistenza, non ripresa – urgono alcune domande che vanno esplicitate con chiarezza, cancellando tutti i luoghi comuni ed il falso “battersi il petto” sia delle istituzioni che delle imprese, ma partendo proprio dalle affermazioni che invadono – ipocritamente – convegni e media, nonchè per rompere l'assordante silenzio in merito.
La formazione è utile per la ripresa. Ci concentreremo sulla formazione.
Se, però, fatta base 100 le aziende di un territorio, solo 4 effettivamente investono in attività di qualificazione o riprofessionalizzazione del loro personale, queste affermazioni si possono ancora ritenere sincere e realistiche?
La formazione finanziata è sempre più scarsa, ma se e quando ci fosse, il mercato saprà cogliere l'opportunità.
Quale giudizio esprimono le imprese, ad esempio,sui due bandi ad oggi attivati, uno della regione (formazione superiore) e uno della provincia (formazione superiore e reinserimento degli adulti a rischio di marginalizzazione) tra l'altro abbondantemente “concertati” con le parti sociali se per incontrare la loro attenzione occorre da parte degli organismi di formazione un pressing degno del peggiore/migliore porta a porta? E spesso con risultati di scarsissimo rilievo?
La formazione e gli enti sono alla frutta. La Regione si accanisce con le regole, ma uccide il sistema e sostiene le lobby.
Ha un senso una affermazione che circola dietro le quinte, senza il coraggio di trovare forme di aggregazione e protesta nei confronti di una regione che sembra voler dilapidare il suo patrimonio di innovazione e politica formativa, per una mancata pianificazione che ha finito per moltiplicare gli sprechi, lasciando vuote le casse ed etereo il futuro, salvo, forse, per un ristretto numero di organismi in qualche modo garantiti?
SE QUALCUNO HA RISPOSTE POSSIBILMENTE NON BUROCRATICHE, NÉ POLITICHESI, NÉ DI MANIERA, NÉ DI DIFESA DA CASTA, PROVI A DARLE.
Non a noi, che non siamo nessuno, ma alle persone in difficoltà o che ci stanno andando, ai giovani che aspettano ai margini o in trincea.





