I regimi autoritari, da sempre, usano l'arma della ritorsione contro ogni voce dissenziente rispetto alle linee imposte dal regime stesso.
E molti e subdoli sono i metodi repressivi usati, senza dover ricorrere ai più plateali come carcere o violenza per i dissenzienti, perché ogni regime ha paura di chi non china la testa, di chi non si adegua, in quanto - al di la del merito del dissenso - è esso stesso minaccia per il potere.
La storia è piena di esperienze di regimi autoritari che hanno usato ed abusato di questi metodi, sebbene il tempo ne abbia dimostrato l'inefficacia, sul lungo periodo, rallentando ma non eliminando la ineluttabile fine di questi poteri, “forti” perché basati sulla debolezza di vassalli e servi. Per cui anche i regimi più arcigni ed apparentemente solidi, prima o poi cadono rovinosamente.
Il loro tonfo è sempre coinciso con la volontà di non chinare la testa, di non accettare l'ingiustizia, di opporre alle ritorsioni la forza di resistere, che inizialmente è sempre stata di pochi per diventare progressivamente di molti, di tutti coloro che per agire hanno bisogno di “accodarsi” al coraggio della minoranza di partenza.
Nelle società moderne la tentazione autoritaria si manifesta con la sua figlia legittima, l'arroganza, che coinvolge con intensità diverse di esercizio, coloro che operano in una condizione di vero o presunto potere.
Succede così, e la cronaca spesso ce lo racconta, che un politico, oppure un burocrate, un funzionario pubblico qualsiasi usi il suo potere - che dovrebbe essere quello di servitore della collettività - per imporre obiettivi, finalità, metodologie, prassi, sistemi che riducono il cittadino a suddito; rendendo così il potere esercitato chiaramente illegittimo.
Anche nel nostro Paese non mancano esempi e atteggiamenti di questo genere, che accentuano fortemente l'incrinatura della convivenza civile, che allargano ferocemente il fossato tra i cittadini e chi li governa ai diversi livelli.
Tuttavia gli atteggiamenti arroganti, gli abusi plateali, l'offesa evidente all'intelligenza, hanno come conseguenza la reazione a voler rimettere “le cose a posto” punendo l'abuso e la protervia; stimolano nelle minoranze il desiderio di resistere e additare alla maggioranza silenziosa il modo per ripristinare la legalità sostanziale.
Se dissentire da politiche non condivise è motivo sufficiente perché qualcuno nella pubblica amministrazione si arroghi il diritto di attivare ritorsioni contro i dissidenti, si entra in una fattispecie che la Legge innanzitutto si incarica di impedire.
La libertà di pensiero è la prima libertà che la Costituzione tutela e se qualcuno lo dimentica, dovrà subirne le conseguenze legali.
E' vero che opporsi a questi atteggiamenti fa correre rischi a chi ha il coraggio di farlo, ma se si incontrano fortunatamente quegli inguaribili testardi che per amore di giustizia e libertà non chineranno mai la testa di fronte a qualsiasi arrogante abuso di potere, ebbene gli arroganti comincino a preoccuparsi seriamente, perché per loro cominciano i guai.
La Legge, quella con la L maiuscola, è spesso lenta e farraginosa, ma comunque arriva e va fino in fondo, soprattutto quando certi atteggiamenti mettono a repentaglio quel rapporto fiduciario tra amministratori ed amministrati che è il pilastro fondamentale della democrazia.
Viviamo tempi difficili, ma proprio per questo sempre più alta è la vigilanza dei cittadini e sempre più forte spira il vento che vuole spazzar via conventicole, lobbie, piccoli e grandi potentati, atteggiamenti che premiano “gli amici” e distruggono i presunti “nemici”, con l'aggravante di mimetizzarsi dietro pratiche e strumenti formalmente ineccepibili, mentendo sapendo di mentire; mesto esercito di ignavi.
Ricordando che non ci sono “aree franche” per nessuno e che la difesa dei diritti di cittadinanza si compie ovunque, in ogni territorio del nostro Paese ed in ogni momento della nostra vita civile, i piccoli o grandi potentati, che siano di natura politica o burocratica poco importa, riflettano sul loro operare perché c'è sempre qualcuno che non si arrende, che stigmatizza le deviazioni, che può farlo perché non ricattabile e che si avvale della forza della Legge, che è e sarà sempre più forte delle loro meschinità e della loro pochezza.
A BUON INTENDITOR, POCHE PAROLE!





